L’infortunio e la rinascita: il nuovo inizio di Matteo Salone

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Dopo un lungo stop di quasi nove mesi a causa di un grave infortunio, Matteo Salone si prepara per il grande rientro in campo. In questa intervista ci racconta a cuore aperto le sue sensazioni.

Classe ’93, ala della Ferrini Quartu con un lungo trascorso all’Esperia Cagliari, Matteo Salone è pronto a calcare nuovamente i parquet sardi dopo un importante e lungo percorso riabilitativo in seguito alla rottura del tendine d’Achille. Si prepara ad un nuovo inizio ponendosi nuovi obiettivi e con la voglia di vincere da giocatore e non da spettatore. Ecco cosa ci ha raccontato:

Matteo, quando hai iniziato a giocare a basket? Che cosa ti ha fatto avvicinare a questo sport?”

Ho iniziato a praticare basket per puro caso a soli 3 anni perché un giorno i miei genitori mi hanno portato nella palestra dell’Esperia e da quel momento non ho più smesso di giocare. Mi sono appassionato immediatamente e sia per fortuna mia che per fortuna loro è stata la mia prima e unica scelta. Posso dire che è stato proprio un amore a prima vista.

Dopo aver trascorso gran parte della tua carriera all’Esperia Cagliari, sei approdato alla Ferrini Quartu tre anni fa. Ti sei sentito subito parte della squadra? Come ti senti ora in questo contesto?”

Mi sono integrato subito benissimo, dal momento in cui tutta la società e i compagni di squadra mi hanno accolto immediatamente in questa grande famiglia. Mi sono trovato da dio, sia con i compagni (infatti la maggior parte li conoscevo già perché avevamo giocato insieme in passato), sia con la società, che mi è stata vicina fin dall’inizio e con la quale c’è stata un’immediata sintonia.

Lo scorso anno, durante gara 1 dei quarti di finale playoff della serie C Silver tra Ferrini e Antonianum, Matteo si è dovuto fermare a causa di un infortunio al tendine d’Achille.

Quanto è stato difficile accettarlo visto che è capitato durante i playoff? Quanto è stata tosta non poter dare una mano alla squadra?”

È stato molto difficile: nel momento in cui ho capito che per me era finita la stagione, è stato veramente un duro colpo, soprattutto perché non ho potuto dare una mano alla squadra nel momento più importante del campionato. Dopo un intenso lavoro di preparazione nella prima fase per poter raggiungere un obiettivo comune, è stato davvero complicato accettare il mio infortunio. Per fortuna tutto è andato come doveva andare, la squadra ha vinto e questa è la cosa più importante.

Cosa ricordi del momento in cui ti sei infortunato? Considerando la tua professione di fisioterapista, hai capito subito che si trattava di qualcosa di importante?”

Sì, mi sono subito reso conto che si trattava del tendine d’Achille perché da fisioterapista so quali sono le sensazioni e, in più, non tanto il dolore, perché non c’è stato, ma la meccanica del movimento mi ha fatto capire che era qualcosa di serio.

 

Dopo il tuo infortunio, in molti non vedevano più la Ferrini come protagonista. Come hai vissuto da spettatore e non da protagonista in campo le varie partite fino alla finale di Ploaghe? Ci hai sempre creduto?

Sì, ci credevo e ci ho creduto fin da subito. Sapevo che il gruppo che ormai conoscevo da due anni avrebbe trovato la forza, dopo il mio infortunio, di andare avanti e di dimostrare che la squadra non è composta da un solo giocatore che può fare la differenza, ma che ognuno di noi è un tassello fondamentale per il raggiungimento di un obiettivo. Mi avrebbe sicuramente fatto piacere aiutarli in campo, ma ho dovuto sostenerli da fuori.

Come sta procedendo la riabilitazione? Ti senti pronto a tornare in campo da protagonista? Quali sono le ambizioni per questo finale di stagione?”

La riabilitazione procede alla grande; l’idea è quella di riprendere a giocare verso metà febbraio, a circa nove mesi dalla data dell’infortunio. Ora non mi sento ancora in piena forma, però fortunatamente ho davanti a me un mesetto in cui potrò lavorare duramente. Per quest’anno vorrei cercare di dare un piccolo contributo alla squadra e provare a vincere in campo da giocatore. L’importante è sempre giocare e divertirsi, ma vincere è sempre più bello e quest’anno mi piacerebbe farlo in campo con i miei compagni di squadra!

Essendo fisioterapista, sei stato il medico di te stesso? Ci sono delle persone che ti hanno aiutato moralmente e materialmente in questo lungo stop?”
I primi mesi, sicuramente, il mio lavoro mi ha aiutato tantissimo, infatti sapevo già come iniziare la terapia una volta tolti il gesso e il tutore e per questo sono riuscito ad accelerare un po’ i tempi di recupero.

Per quanto riguarda le persone che mi sono state vicino, sono grato alla mia famiglia per esserci sempre stata, ma ci tengo in modo particolare a ringraziare Raffaele Piras, il nostro preparatore atletico, che mi sta seguendo fin dal primo giorno di questo lungo e faticoso percorso fatto di tanti sacrifici. Lui c’è sempre stato e c’è ancora adesso, studia e mi posso affidare a lui al cento per cento. Poi ovviamente ringrazio tutte le persone che mi hanno supportato e sopportato, soprattutto nel primo periodo ma anche nel resto della terapia dell’infortunio.

Per concludere, quale consiglio ti senti di dare agli atleti che hanno subito un grave infortunio e che non hanno più forza e tenacia per continuare?

Io ho visto questo grave infortunio come la possibilità di avere un nuovo inizio, sia dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista psicologico. Oltre un percorso riabilitativo, c’è sicuramente bisogno di un sostegno morale che possono darti le persone che ti stanno vicino e questo nella ripresa è davvero fondamentale. Il consiglio che posso dare è proprio quello di vedere il rientro in campo come una vera e propria rinascita, cercando di fissare nuovi obiettivi e provando a raggiungerli con sacrificio e determinazione.

Ilaria Mura

(foto di Andrea Chiaramida)