Emmylou Mura: fischietto e adrenalina

Sino al 2019 era l’unica donna ad arbitrare la C maschile. Dal 2014 è in deroga ad arbitrare l'A2 femminile. L'obiettivo di Emmylou? Continuare a divertirsi in campo.
https://www.basketland.it/wp-content/uploads/2021/04/WhatsApp-Image-2021-03-08-at-21.02.50.jpeg

Come per tanti ambiti lavorativi, il settore arbitrale è stato spesso una prerogativa di soli uomini. Da qualche tempo a questa parte però, sempre più donne hanno iniziato a inserirsi e a fischiare sempre più in alto…

Una delle arbitre sarde con più esperienza è sicuramente Emmylou Mura, classe 1990, che ha iniziato ad arbitrare quando aveva appena 15 anni. Dopo una piccola carriera da giocatrice nella Scuola Basket e nel Su Planu, ha incontrato i suoi due mentor, Fabio Carrus e Valentina Nioi, che l’hanno fatta appassionare a un’altra prospettiva della palla a spicchi.

«Sì, ho iniziato da giovanissima – riconosce Mura – poi ho iniziato a farmi sentire. La prima partita di serie D maschile l’ho arbitrata a 18 anni. Ero avvantaggiata perché ero in coppia con un arbitro esperto, Fabio Carrus. Dire che è stato emozionante è dire poco, anche perché prima di vestire i panni di arbitro avevo una partita di promozione femminile da giocare. Quindi avevo ancora addosso l’adrenalina. Posso dire anche che aiuta essere stata giocatrice. Ho sempre pensato che chi si approccia all’arbitraggio senza aver giocato parta un po’ svantaggiato».

Emmylou, perché arbitri?

«Perché mi piace stare a contatto con questo sport. Il basket mi ha dato tanto a livello personale, mi ha insegnato a gestire le emozioni, soprattutto in campo. E a tenere la concentrazione alta. Io faccio anche l’istruttrice dei mini-arbitri. Il mio obiettivo è trasmettere loro la voglia di scendere in campo. Questo lavoro non si fa perché si viene pagati. Non è certo l’aspetto economico a tenerci legati a questa figura, piuttosto la voglia di continuare a stare dentro il movimento. Alla fine ti crei una seconda famiglia, dopo la gara si va tutti a cena, come un rito».

Come si guadagna il rispetto dei giocatori e degli allenatori?

«Dando rispetto. Per noi ragazze non è sempre facile, soprattutto nel rapporto coi ragazzi. Ho imparato a rispondere a tono ma in maniera educata, a volte spiazzando. Non è sempre facile, ho trovato spesso porte in faccia, bisogna avere un po’ di carisma. L’importante è uscire dal campo serena, consapevole di aver dato il massimo». 

Quali sono gli allenatori che stimi di più, anche in virtù della correttezza rivolta nei tuoi confronti e dei colleghi?

«Sicuramente Andrea Bellino, Tony Atella, Marco Sassaro e Beppe Caboni».

Invece l’arbitro a cui ti ispiri?

«Valentina Nioi, che mi ha conosciuto da bambina, mi ha insegnato tanto. Lei ha avuto una carriera di tutto rispetto: è arrivata a seguire la B maschile e la A1 femminile».

Dove sei adesso e dove vuoi arrivare?

«La mia categoria di appartenenza è la serie C maschile, in più sono in deroga per arbitrare l’A2 femminile. Il 2019 per me è stato un anno magico, di crescita personale e professionale. Ho arbitrato la finale di gara 1 di A2 femminile Nord, Villafranca Verona-Costa Masnaga e anche la Coppa Italia di A2 a Campobasso. Contestualmente, la finale regionale sarda di serie C Ferrini-Olbia. Il mio obiettivo è continuare a divertirmi in campo, e avere costantemente la voglia di crescere. Diciamoci la verità: per arbitrare devi averne voglia sempre. Se manca l’adrenalina, qualcosa non va».

Infine, qualche dato interessante. A livello regionale, sono quattro le donne arbitro: Emmylou, Claudia Puliga, Claudia Seu e Simona Schirru. Con il “Progetto Donna”, che esiste ormai da qualche anno, la FIP ha stimolato la presenza di donne arbitro nei vari livelli, partendo dai campionati regionali fino a quelli nazionali. Nelle recenti designazioni arbitrali per l’anno sportivo 2020/21, non risultano donne nella lista del campionato di A1 maschile, soltanto due per la A2 maschile e l’A1 femminile. Circa 40, invece, sono le donne in deroga nei campionati di serie A1 e di A2 femminile. La strada è ancora lunga, ma almeno è stata tracciata.