El mundo de Sofía

Argentina con cittadinanza italiana, Sofia Aispurua vanta esperienze in Nazionale albiceleste. Quest'anno gioca per il San Salvatore (A2).
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Il racconto dei tre argentini che quest’anno vivono e giocano a basket in Sardegna inizia con Sofía Aispurúa, classe 1995, centro di 190 centimetri con cittadinanza italiana, uno dei fari dell’attacco del San Salvatore Selargius (serie A2 femminile) e con importanti presenze in nazionale giovanile e senior (Campionato del Mondo 3v3 e Pre-Olimpico di Tokyo). Qui si racconta a tutto tondo. Buen viaje alla scoperta del suo mondo… 

 

Provengo dalla città di Comodoro Rivadavia, nella provincia del Chubut, nel 1995. Siamo nel Sud dell’Argentina. Mio padre giocava lì. Conservo con lui il mio primo ricordo del basket. Stava giocando con la nazionale argentina dei 40enni e ricordo il momento in cui ha rubato un pallone e poi ha segnato. Avevo 9 anni e avevo appena iniziato ad approcciarmi alla pallacanestro.

Papà e figlia.

Le tre cose che un argentino mette in valigia? Sicuramente il mate. Poi i dolci! I miei preferiti sono gli afajores. Non mancano mai le foto della mia famiglia e dei miei amici, che appendo qua e là in casa.

La mia quotidianità è molto semplice. Mi alleno, dormo, studio inglese e torno in palestra. Sono una ragazza tranquilla. Mi piace passare il tempo con gli amici, però adoro anche ritagliarmi dei momenti di solitudine e di riposo. Mi piacciono molto le serie tv e guardo invece pochi film, a parte Harry Potter, che non smetto di guardare!

I sardi mi hanno fatto subito una buona impressione. Vivo qui da poco più di tre mesi, ho scoperto ancora poco dell’Isola, ma quello che ho visto finora mi è piaciuto molto.

Ho sempre pensato che argentini e italiani si assomiglino molto. E stando al Sud ancora di più! Sicuramente ci piace stare in compagnia, fare dei pranzi lunghissimi, così come passare il tempo tra cene e aperitivi che possono durare ore. Penso anche che entrambi pensiamo che quello che facciamo sia la miglior cosa del mondo, mi riferisco alla vostra pasta e alla vostra pizza, e alla nostra carne!

Cosa significa essere argentini? Come dice una canzone “è un sentimento, non finisce mai”. Sono molto orgogliosa delle mie origini, della nostra storia, del fatto che abbiamo tra i migliori sportivi al mondo. Per noi la strada è sempre stata in salita quindi abbiamo dovuto rimboccarci le maniche da subito. Abbiamo la prontezza di trovare una soluzione a tutto, soprattutto nelle avversità, perché non è stato tutto facile nel corso della nostra storia.

A casa cerco di preparami dei piatti argentini, ma sperimento anche le altre cucine. Per esempio faccio la cotoletta alla milanese col purè, torte salate, empanadas e tacos.

El Cerro.

Un posto che vi consiglio di vedere sta a Jujuy, nel nord dell’Argentina. Si chiama Cerro de los 7 colores. C’è un paesaggio strepitoso e si mangia benissimo. Nel sud c’è il ghiacciaio Perito Moreno. E poi tra Misiones (in Argentina) e il Brasile ci sono le cascate dell’Iguazú che sono riconosciute tra le sette meraviglie del mondo.

Il mio spirito guida nel basket è sempre stato mio padre. Lui mi ha insegnato i valori dello sport, come essere una giocatrice e come essere una compagna di squadra. Il mio esempio è sempre stato lui. Poi ho avuto la fortuna di giocare sin da piccola con grandi giocatrici come Carolina Sanchez, Paula Gatti, Marina Cava e Sandra Pavon. Mi hanno insegnato molto. E nonostante fossero ultra conosciute e famose, mi hanno sempre fatto sentire una di loro e mi hanno dato fiducia. In squadra sono una che cerca di prendere il meglio da ogni compagna e anche se cambio squadra mi porto sempre dietro qualcosa di loro.

In merito alla nazionale argentina, posso solo dire che mi sono sempre impegnata al 100% e che non vedevo mai l’ora di allenarmi e di indossare la maglia della mia terra. Ora mi trovo dall’altra parte del mondo e mi tocca seguirla da fuori. Non è una decisione che ho preso io, ho avuto dei problemi con il nuovo direttivo. A prescindere da questo, spero sempre il meglio per la mia Argentina. Si merita tanto, si merita tutto.

 

Sofía Aispurúa