Thomas Acunzo: il DNA non mente

L'estate di Thomas Acunzo: medaglia di bronzo con la Nazionale U18 agli Europei e partecipazione al Basketball Without Borders di NBA e FIBA.
https://www.basketland.it/wp-content/uploads/2025/09/photo_2025-09-04-19.19.13.jpeg

Acunzo ha vissuto un’estate 2025 da incorniciare: tra i protagonisti del bronzo ottenuto dalla Nazionale U18 agli Europei di Belgrado e selezionato tra i migliori prospetti al Basketball Without Borders, il training camp organizzato da NBA e FIBA. Il classe 2008 si racconta ai nostri microfoni.

Centro di 206 cm, padre campano e madre sarda, Thomas Acunzo si avvicina alla pallacanestro grazie alla passione sfegatata della sua famiglia verso la palla spicchi. Sono numerosi i successi ottenuti tra squadre di club e Nazionale e quest’anno tra le fila del PGS Cantù proseguirà il suo percorso di crescita al di fuori dell’isola.

Come anticipato, Thomas è reduce dallo straordinario successo ottenuto all’Europeo U18 di Belgrado. Gli azzurrini, infatti, hanno vinto la medaglia di bronzo battendo la Lettonia nella finale del 3/4 posto.

All’inizio di questa avventura vi eravate prefissati alcuni obiettivi come gruppo squadra? Personalmente, ti eri posto qualche traguardo individuale da raggiungere?

In principio, sapevamo che le assenze di Luigi Suigo, Maikcol Perez e Adrian Mathis avrebbero pesato tanto poiché sono stati giocatori fondamentali negli anni precedenti, quando i 2007 hanno vinto le due medaglie d’argento (Europeo U16 del 2023 e Mondiale U17 del 2024). Nonostante ciò, consapevoli delle nostre capacità, abbiamo fin da subito cercato di competere per arrivare il più in alto possibile, avendo come primo obiettivo quello di vincere la medaglia. Purtroppo la semifinale contro la Spagna non è andata come avremmo voluto, ma il risultato che abbiamo ottenuto è comunque un traguardo importante.

A livello personale, non mi aspettavo questa convocazione perché essendo un anno più piccolo sapevo che sarebbe stato molto difficile trovare spazio in una Nazionale così forte. Sapendo che nelle gerarchie sarei partito un po’ indietro, volevo far sì di poter sfruttare le mie possibilità quando mi sarebbero arrivate, per questo posso dire di essere contento riguardando indietro all’Europeo perché penso di esserci riuscito, infatti partita dopo partita sono diventato titolare e ho giocato minuti importanti. Mi sento soddisfatto per il contributo che sono riuscito a dare alla squadra e per il traguardo che abbiamo raggiunto insieme. 

Il legame con la maglia azzurra risale a qualche anno prima…

La prima convocazione è arrivata a dicembre 2022, quando disputavo il campionato U15, per un raduno a Novarello in preparazione al Trofeo dell’Amicizia: per la prima volta ho avuto la possibilità di confrontarmi con coetanei provenienti dal resto d’Italia, perciò è stata una grande emozione. 

È una sensazione unica poter rappresentare il proprio Paese, per questo sono sempre fiero e grato di indossare la maglia azzurra, anche se a livello giovanile. È una grossa responsabilità far parte del roster della Nazionale perché essendo nell’élite del basket italiano bisogna cercare di rappresentarla nel miglior modo possibile, dentro e fuori dal campo.

Il basket è nel DNA della famiglia Acunzo: il padre Claudio e il fratello Mattia condividono la passione della palla a spicchi e, senza dubbio, l’hanno trasmessa al più giovane della famiglia.

Mi sono avvicinato a questo sport quando avevo 5/6 anni e sicuramente mi ha stimolato il fatto che il basket facesse parte della nostra famiglia. Da piccolo ero molto timido, per questo ho seguito mio fratello e di conseguenza ho fatto parte delle società nelle quali giocava, ovvero Antonianum prima ed Esperia in seguito, dove ho proseguito il mio percorso fino all’U14. Per via del mio carattere introverso, preferivo isolarmi e giocare in autonomia da solo nel campo esterno, ma col tempo sono riusciti a smorzare questo mio limite e piano piano ho apprezzato il lavoro di gruppo. Da quel momento è stata passione pura e non ho più smesso, perché la presenza della mia famiglia in questo gioco è stata costante passo dopo passo.

Nell’ultima annata trascorsa nell’isola, quella del 2022-23, il giovane classe 2008 ha disputato il campionato di promozione con il Sinnai Basket per poi concludere la stagione con il doppio tesseramento al Basket90 Sassari, squadra con cui ha giocato l’U15 Eccellenza, disputato l’Interzona e le Finali Nazionali di categoria. 

Quella del 2023/24 è stata, invece, la prima stagione lontano da casa per Thomas, che si è trasferito per giocare nel settore giovanile dell’Aquila Basket Trento. Qui, ha disputato i campionati di U17 Eccellenza e U19 Eccellenza, raggiungendo le Finali Nazionali con entrambe le categorie.

Quella di Trento è stata un’esperienza particolare, la prima da solo lontano da casa. Inizialmente, non è stato semplice adattarsi ai nuovi spazi e alle nuove persone, ma fortunatamente tutti mi hanno aiutato ad ambientarmi e a cercare di mettermi a mio agio.

A livello cestistico, ho incontrato alcune differenze tra il basket sardo e quello della penisola. La prima riguarda la fisicità, infatti qui si gioca una pallacanestro più fisica con molti più contatti, vista la stazza più imponente dei giocatori. A questo si aggiunge il tipo di programma che c’è dietro lo sviluppo dei giovani, poiché vivendo in penisola c’è molta più possibilità di confrontarsi con squadre anche al di fuori della propria regione, cosa estremamente difficile da pensare per noi isolani.

Anche a livello tecnico ci sono numerose differenze, non perché in Sardegna non ci siano ragazzi capaci, ma perché nel resto d’Italia sono presenti delle strutture e degli impianti che permettono di lavorare meglio; inoltre, si svolgono maggiori allenamenti individuali e più sedute in sala pesi, perciò è normale che si crei un gap sempre più importante tra le due realtà cestistiche.

Nell’ultima stagione, Thomas ha vestito la maglia del Napoli Basket.

Indubbiamente, è stato molto più semplice ambientarmi. I ragazzi sono stati fin da subito super tranquilli e mi hanno accolto come se fossi uno di loro, facendomi sentire parte della loro famiglia.

E tra le esperienze da ricordare…

…sicuramente la Next Gen a Belgrado, perché ho avuto la fortuna di giocare contro i migliori prospetti in Europa che probabilmente tra qualche anno inizieranno la propria carriera in NBA. 

Anche la Next Gen italiana è stata molto importante: ho partecipato per la prima volta a questa competizione e devo dire che ho provato delle sensazioni fantastiche fin dalla prima partita. Giocare match come questi fa salire l’adrenalina a mille.

In generale, le varie manifestazioni a cui ho preso parte con la maglia di Napoli sono state fondamentali anche a livello personale. Tra tutte, spicca la prima volta che sono sceso su un campo di serie A, un sogno diventato realtà dopo anni di duro lavoro e sacrifici.

Inoltre, Thomas ha avuto l’incredibile opportunità di partecipare al BASKETBALL WITHOUT BORDERS, il training camp organizzato da NBA e FIBA svoltosi a Manchester dal 12 al 15 agosto. Il camp ha lo scopo di ospitare i migliori giovani talenti europei U18 per promuovere lo sport ed incoraggiare un cambiamento sociale in vari settori.

È stata una grande esperienza in cui ho potuto confrontarmi con i migliori prospetti europei della mia generazione, un’occasione per crescere e capire al meglio i miei limiti ma anche i miei punti di forza.

Come vivi quotidianamente la vita da studente-atleta? Riesci sempre a conciliare entrambe le attività? Quali difficoltà hai incontrato?

Mentirei se dicessi che non ho mai incontrato delle difficoltà. La vita da studente-atleta non è così semplice, infatti spesso capita di dover rinunciare a del tempo libero da trascorrere con i propri amici e con la propria famiglia.

Nell’ambito scolastico, ho avuto la fortuna di incontrare dei professori molto comprensivi che capiscono quanto sia dispendioso l’impegno sportivo e che mi aiutano da questo punto di vista, dato che molto spesso partite o allenamenti vengono posticipati e le trasferte molto impegnative non mi permettono sempre di rispettare le consegne dei compiti.

Un sogno nel cassetto e un augurio che ti fai per il futuro.

Da piccolo, il mio sogno nel cassetto era quello di giocare in NBA, lo stage più alto della pallacanestro. Oggi, invece, preferisco guardare l’Eurolega, perciò il mio sogno sarebbe quello di calcare un parquet della massima serie europea. Durante l’Europeo ho giocato nel palazzetto della Stella Rossa e quindi in parte il mio sogno si è avverato, ma sicuramente farlo con la maglia di un club d’Eurolega farebbe un altro effetto.

In futuro, mi auguro di poter continuare a lavorare con umiltà come ho sempre fatto per poter andare il più avanti possibile e raggiungere i livelli più alti della pallacanestro.