Per la stagione 2026/2027, il Napoli Basket si prepara ad accogliere una coppia sassarese doc: il playmaker Marco Spissu, reduce da due stagioni al Casademont Zaragoza, e il giovane Mattia Solinas, classe 2008 prodotto del Basket90 Sassari. La scorsa stagione, Solinas ha vestito la maglia della Stella Azzurra Roma e ora è pronto ad affrontare l’ultimo anno delle giovanili con la casacca partenopea.
Quale sarà la sensazione di giocare nello stesso club in cui ha firmato Marco Spissu?
Avevo già parlato con Marco delle possibili “mete” in vista della prossima stagione cestistica.
Penso che iniziare un percorso in una società di Serie A con affianco un giocatore della mia stessa regione che conosco e che per me è un punto di riferimento sia sicuramente un vantaggio.
Cosa ti aspetti dalla prossima stagione?
Sono concentrato soprattutto sulla squadra U19 Eccellenza, il primo motivo per cui ho deciso di firmare per questa società. La squadra è costituita da giocatori che si conoscono bene tra loro. Sono felice di aggiungermi ad un gruppo molto ambizioso e non vedo l’ora di iniziare a lavorare per mettermi a loro disposizione.
Disputeremo, oltre le partite di campionato, la Next Generation, competizione a cui non ho mai preso parte. Sarà sicuramente un’ulteriore vetrina che mi permetterà di imparare da giocatori più forti che hanno già sperimentato questo campionato e sfidato squadre di un livello molto alto.
L’amore per la pallacanestro, nato grazie al padre e alla sorella – tifosi della Dinamo Sassari – ha proiettato Mattia fin da piccolo nei parquet del Basket 90 Sassari, società in cui è cresciuto.
Sembrava fin da subito che fosse lo sport adatto a me, inoltre avendo una buona fisicità è stato tutto molto più semplice. Sono contento di aver intrapreso questo percorso nel mondo della palla a spicchi.
Ed è proprio al Bowling di via Sole e Luna che hai conosciuto delle figure importanti che sono state la chiave del suo percorso?
Vorrei citare Luca Ruiu, che è stato il mio allenatore dall’U13 fino all’ultimo anno trascorso al Basket90. Mi ha insegnato non solo a giocare a pallacanestro, ma soprattutto a saper gestire le mie emozioni dentro e fuori dal campo. Un altro punto di riferimento al Basket90 è stato senza dubbio Giulio Fenu, fondamentale nel mio percorso di crescita cestistico.
Proseguendo negli anni, ho incontrato tanti altri allenatori. Tra questi, vorrei menzionare Pierfrancesco Binella, conosciuto a Siena durante un prestito nell’ultimo anno in Sardegna: si è dimostrato fin da subito super disponibile con me, in campo e fuori.
Durante l’esperienza ad Ancona, è stato fondamentale Francesco Papi.
Infine, ma non per minore importanza, vorrei nominare Germano D’Arcangeli, incontrato nel percorso alla Stella Azzurra Roma: è stato indispensabile insieme a tutto lo staff della società.
Quella del 2022/2023 è stata sicuramente un’annata da incorniciare: con la squadra Under 15 hai preso parte alle Finali Nazionali di Pescara, arrivando tra le prime otto d’Italia.
Questo è stato il miglior risultato ottenuto al Basket90. Il gruppo si conosceva da circa dieci anni e questa straordinaria complicità ci ha aiutato soprattutto sul campo sotto ogni aspetto.
Raggiungere un traguardo così importante, ovvero arrivare tra le prime otto d’Italia, con una squadra che non aveva mai avuto esperienze al di fuori della Sardegna prima di allora (se non per qualche torneo) è stato pazzesco ed inaspettato, soprattutto perché abbiamo affrontato club storici come BSL San Lazzaro, Olimpia Milano e Stella Azzurra Roma ottenendo risultati fin da subito.
Questo traguardo mi ha permesso di crescere mentalmente.
Quando e come mai hai preso in considerazione l’idea di intraprendere un percorso cestistico al di fuori della Sardegna?
Nel gruppo del Basket90, il primo ad aver intrapreso un percorso al di fuori dell’Isola è stato Thomas Acunzo. È stato proprio lui a darmi lo stimolo giusto per guardare oltre la mia zona di comfort e provare ad alzare l’asticella.
Parlando con lui, ho scoperto effettivamente che potevo mettermi in gioco, perciò ho voluto provare anche io e devo ammettere che, dopo aver trovato il coraggio di cambiare, tutto è andato per il meglio, nel 2024, la prima volta lontano da casa, alla Stamura Basket Ancona.
Proprio con Thomas Acunzo, Capitano della Nazionale U18 Maschile che lo scorso 4 agosto ha vinto la medaglia d’Argento all’Europeo di Trento, hai avuto la possibilità di vestire la maglia azzurra.
Quanto è stato importante avere un compagno al tuo fianco durante questa esperienza?
Come già anticipato in precedenza, provo davvero tanta stima per Thomas. Sono contento dei traguardi che sta raggiungendo perché è un giocatore veramente forte e determinato che si sta guadagnando tutto sul campo.
Vivere questa esperienza insieme a lui mi ha aiutato molto: giocando nella stessa squadra ci si conosce veramente a fondo, perciò è stato più facile affrontare le difficoltà.
Qual è l’emozione che si prova nel vestire la maglia azzurra?
Mi ricordo ancora il giorno della convocazione in Nazionale: a fine allenamento sono entrato in spogliatoio con i miei compagni e solo poco dopo ho scoperto su Instagram della chiamata in azzurro con Thomas. Non potevo crederci!
Indossare la maglietta con la scritta ITALIA è un qualcosa di incredibile, uno dei momenti più belli che mi sia mai capitato nella mia giovane carriera.

È cambiato il tuo modo di giocare e stare in campo al di fuori della Sardegna?
Assolutamente sì. In Sardegna giocavo un ruolo tanto diverso da quello al di fuori dell’Isola, per questo è stato necessario già dal primo anno un lunghissimo percorso di preparazione che ho svolto con Andrea Paolella, il mio personal trainer.
In particolare, ho fatto un duro lavoro per provare a diventare un playmaker perché in Sardegna, vista la mia altezza, giocavo principalmente sotto canestro. Ho iniziato questo cambiamento ad Ancona e l’ho perfezionato la scorsa stagione alla Stella Azzurra.
Sicuramente, ho notato tante differenze a livello tecnico non appena ho lasciato la Sardegna.
Qui ci si allena quasi ogni giorno e gli allenamenti sono soprattutto di tipo individuale: non ci si concentra solo sulla tecnica, ma anche sul carisma, caratteristica fondamentale per il ruolo di playmaker.
Personalmente, cerco sempre di andare oltre il mio ruolo per provare ad essere il più completo e competitivo possibile.
Su quali dettagli hai lavorato
Mi sono focalizzato soprattutto sulla velocità di tiro, cercando di mantenere delle percentuali alte realizzando il maggior numero di canestri nel minor tempo possibile, un esercizio molto utile per le guardie.
Inoltre, sto lavorando già da qualche anno sul drag, ovvero coinvolgere il lungo più di una volta nel corso di una stessa azione in modo da far muovere la difesa fuori dall’area.
Infine, mi sono concentrato tanto sui passaggi: scaricare la palla fuori nel momento giusto in diversi modi per servire in maniera efficace i tiratori.
Il tuo sogno nel cassetto?
Sicuramente tornare a vestire la maglia azzurra. Inoltre, mi piacerebbe esordire in Serie A.
Dediche e ringraziamenti:
Vorrei ringraziare il team Sbezzi e Sorrentino per avermi sempre aiutato in ogni scelta e per avermi sostenuto nei momenti di difficoltà.


