Mondiali femminili, team USA: come funzionano le convocazioni americane

Verso Berlino 2026. Le scelte USA basketball fanno discutere ma in realtà percorrono due binari: vincere oggi, preparare il domani.
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di Francesca Amadasi

 

Da appassionata di basket femminile americano, non nego quanto fossi sulle spine nell’attesa delle 12 convocate per il Mondiale di Berlino 2026. Come gran parte dell’Europa e non solo, sono rimasta estremamente sorpresa dalle scelte di Team USA Basketball. Invece di manifestare sgomento o criticare senza conoscere a fondo il sistema di convocazione americano e chi prende effettivamente queste decisioni, ho deciso di documentarmi e provare a capire cosa ci sia dietro la selezione del roster. In queste righe troverete riferimenti ad articoli pubblicati da ESPN e CBS Sports, comunicazioni ufficiali, interviste alle dirette interessate e qualche considerazione personale sull’argomento.

Non è una classifica delle migliori

La prima domanda è inevitabile: come è possibile lasciare a casa giocatrici del livello di Sabrina Ionescu, Alyssa Thomas, Kelsey Mitchell e Olivia Miles? La risposta parte da un principio fondamentale: USA Basketball non deve necessariamente scegliere le dodici giocatrici più forti individualmente, ma quelle che ritiene più adatte a formare la squadra migliore. La selezione del roster è guidata dalla managing director Sue Bird all’interno del processo di valutazione di USA Basketball, mentre la panchina è guidata da Kara Lawson (Duke), affiancata da Natalie Nakase (Golden State Valkyries), Nate Tibbets (Phoenix Mercury) e Stephanie White (Indiana Fever).

Inoltre, la composizione dello staff è ufficialmente confermata da USA Basketball.

Le dodici convocate sono Aliyah Boston (Indiana Fever), Paige Bueckers (Dallas Wings), Caitlin Clark (Indiana Fever), Napheesa Collier (Minnesota Lynx), Kahleah Copper (Phoenix Mercury), Chelsea Gray (Las Vegas Aces), Rhyne Howard (Atlanta Dream), Kelsey Plum (Phoenix Mercury), Angel Reese (Atlanta Dream), Breanna Stewart (New York Liberty), A’ja Wilson (Las Vegas Aces) e Jackie Young (Las Vegas Aces).

Il roster combina esperienza internazionale e nuova generazione. Ed è proprio questa profondità a rendere inevitabili alcune esclusioni eccellenti.

Sabrina Ionescu: una scelta di equilibrio

L’assenza più eclatante è probabilmente quella di Sabrina Ionescu, campionessa mondiale nel 2022 e olimpica nel 2024. Ionescu aveva partecipato anche al training camp di aprile, uno degli appuntamenti atraverso cui USA Basketball ha valutato le giocatrici in vista del Mondiale. La sua esclusione non equivale quindi a una bocciatura del talento. Può essere letta soprattuto come una scelta di composizione del roster, per quanto discutibile.

Olivia Miles: la sorpresa del 2026

Olivia Miles è forse l’esclusione più difficile da comprendere guardando esclusivamente al rendimento. Miles ha già esperienza con la nazionale senior e nel 2026 ha avuto un impatto importante con le Minnesota Lynx. Il suo caso dimostra però che una grande stagione WNBA non garantisce automaticamente un posto in Team USA. Nel processo di selezione, a giudicare dal percorso seguito da USA Basketball, sembrano entrare in gioco anche il percorso all’interno del programma nazionale e, soprattuto, l’equilibrio complessivo della squadra.

Alyssa Thomas: il peso del frontcourt

Il caso di Alyssa Thomas è ancora più significativo. Campionessa olimpica nel 2024 e campionessa mondiale nel 2022, Thomas ha un curriculum che parla da solo. Ma davanti a lei ci sono A’ja Wilson, Breanna Stewart e Napheesa Collier, oltre alle giovani Aliyah Boston e Angel Reese. In una squadra con soli dodici posti, anche un’atleta del suo livello può rimanere fuori. Il roster scelto da USA Basketball offre già una forte concentrazione di talento nel frontcourt, con Wilson, Stewart, Collier, Boston e Reese. È quindi possibile leggere l’esclusione di Thomas anche attraverso la necessità di trovare un equilibrio tra ruoli e caratteristiche.

Kelsey Mitchell: quando la concorrenza è spietata

Kelsey Mitchell arrivava da un rendimento WNBA che rendeva assolutamente credibile la sua candidatura: nel 2026 era stata anche scelta tra le starter dell’All-Star Game. Eppure è rimasta fuori. Ancora una volta, la domanda non è se Mitchell fosse abbastanza forte. La concorrenza nel roster USA era semplicemente enorme, soprattutto nel reparto delle esterne. Il punto: costruire una squadra. Ed è qui che probabilmente nasce gran parte dell’incomprensione europea. Una nazionale non deve soltanto chiedersi chi è più forte, ma:

Chi può giocare insieme?

Chi accetta un ruolo diverso da quello che ha in WNBA?

Quante guardie servono?

Chi può difendere più ruoli?

Quanto pesa l’esperienza internazionale?

Il percorso, infatti, è iniziato ben prima dell’annuncio delle dodici convocate. Il roster utilizzato per le qualificazioni di marzo è stato il primo roster competitivo selezionato da USA Basketball sotto la gestione di Sue Bird nel suo nuovo ruolo di managing director, mentre il training camp di Aprile ha rappresentato un ulteriore momento di valutazione. Ionescu, per esempio, era presente a Phoenix insieme ad altre giocatrici poi rimaste fuori dal roster mondiale.

Non è quindi semplicemente una questione di talento individuale.

È una questione di combinazione di talenti.

Il nuovo Team USA

Il roster di Berlino unisce Wilson, Stewart, Collier, Gray, Plum, Copper e Young, giocatrici con grande esperienza internazionale, a Clark, Bueckers, Boston e Reese, le nuove protagoniste del programma. Il nuovo ciclo non è quindi una semplice sostituzione generazionale: è una combinazione tra giocatrici già affermate nel programma USA e nuovi volti destinati ad avere un ruolo importante negli anni a venire. Il roster 2026 sembra quindi costruito su due binari. Vincere oggi, con Wilson, Stewart, Collier, Gray, Plum e le altre veterane. Preparare domani, inserendo Clark, Bueckers, Boston e Reese nel cuore della nazionale. Ed è forse proprio questo l’aspetto che dall’Europa si rischia di sotovalutare: negli Stati Uniti il problema non è trovare dodici giocatrici da nazionale. È decidere quali lasciare fuori quando il livello del bacino è così alto. Il Mondiale di Berlino dirà se Sue Bird, Kara Lawson e USA Basketball hanno trovato la combinazione giusta. Ma una cosa è già evidente: Team USA non ha scelto semplicemente le dodici giocatrici più forti. Ha scelto le dodici che, secondo la logica del proggetto USA Basketball, possono formare la squadra migliore. USA e Italia saranno nello stesso girone, il Gruppo D, insieme a Cina e Repubblica Ceca. Le due squadre si affronteranno il 6 settembre a Berlino, dopo l’esordio degli Stati Uniti contro la Cina e quello dell’Italia contro la Repubblica Ceca. E ora è iniziato il conto alla rovescia.

 

Approfondimento di coach Francesca Amadasi.

 

Vedi anche: Sue Bird explains USA Basketball’s 2026 FIBA World Cup roster decisions.