Sono tanti i sardi che, nel corso della loro carriera, hanno abbandonato la propria comfort zone per mettersi alla prova in penisola e ancora più lontano, riuscendo poi a sfondare nel mondo del basket e diventando dei veri e propri idoli per i giovanissimi che desiderano trasformare la loro passione in un lavoro a tutti gli effetti come professionisti.
Ma quali sono le ragioni che spingono a una scelta così importante?
I protagonisti di questa chiacchierata sono tre ragazzi che hanno in comune il desiderio di raggiungere i massimi livelli della pallacanestro, motivo per cui hanno lasciato la Sardegna da giovanissimi per cercare fortuna altrove.
- Lorenzo Mele, playmaker sassarese classe 2005, attualmente giocatore del San Miniato in Serie B Interregionale.
- I gemelli Mazzoleni, figli d’arte, classe 2006: Federico, ala del Pizzighettone Cremona, squadra di serie B Interregionale, e Alessandro, guardia/ala della Stella Azzurra Roma (dove disputa il campionato di U19 Eccellenza) e della Virtus Valmontone (per il campionato di Serie C).
L’amore per la palla spicchi esiste da sempre
Lorenzo è sempre stato un tifoso della Dinamo Sassari e ciò gli ha permesso di avvicinarsi fin da piccolo al mondo della pallacanestro.
I fratelli Mazzoleni sono nati con il basket tra le vene, seguendo le orme dei genitori ex giocatori che attualmente continuano a dedicarsi alla pallacanestro nel ruolo di coach. Nonostante questo, i due hanno sempre avuto totale libertà di scelta, e da soli hanno capito che questo era lo sport che più li rendeva felici.
È proprio questa passione, e di conseguenza questo forte desiderio di affermarsi professionalmente nel mondo del basket, che li ha spinti ad andare oltre l’isola e a sognare un futuro che vedesse il basket al primo posto nel loro cuore e nella loro vita.
Ecco perché hanno deciso, nonostante le difficoltà, di intraprendere un percorso cestistico lontano da casa.
Lorenzo: “Il mio obiettivo è sempre stato quello di diventare un giocatore professionista di pallacanestro, perciò non ho avuto dubbi sulla scelta di proseguire il mio percorso in penisola”.
Federico: “La mia scelta è stata dettata dalla voglia di mettermi alla prova e di crescere, sia come giocatore che come persona. Sapevo che uscire dalla Sardegna mi avrebbe dato l’opportunità di confrontarmi con realtà più competitive e allenamenti più intensi e ho deciso di cogliere questa occasione”.
Alessandro: “Ho scelto di intraprendere un percorso fuori dalla Sardegna per cercare di migliorare e di confrontarmi con un livello più alto. Sapevo che sarebbe stato un grosso sacrificio, ma anche una grande opportunità di crescita sportiva e personale”.
La prima esperienza lontano da casa è sempre la più difficile.
Adattarsi a una nuova realtà e a ritmi completamente differenti lontano dai propri affetti è sicuramente lo scoglio più difficile da superare. Ma una volta che ci si abitua, è quasi impossibile tornare indietro: esperienze del genere permettono non solo una crescita sportiva, ma soprattutto personale. Una vera e propria scuola di vita, dove si capisce realmente come affrontare qualsiasi difficoltà con le proprie forze.
I fratelli Mazzoleni hanno vissuto insieme la loro prima avventura al di fuori dell’isola, tra le fila del PGC Cantù all’età di 14 anni, dove sono rimasti fino a due anni fa. Le loro strade, poi, si sono separate: Federico ha proseguito la propria carriera in Lombardia (dove gioca tutt’ora), mentre da due anni Alessandro indossa la maglia della Stella Azzurra Roma.
Per Lorenzo, la prima esperienza lontano da casa è avvenuta all’età di 16 anni, quando si è trasferito a Varese tra le fila della Pallacanestro Varese Academy, squadra con cui ha vinto lo scudetto Under 17. Dopo due annate a Rieti, quest’anno fa parte del gruppo di San Miniato.
Quali sono le maggiori differenze incontrate tra il basket in Sardegna e in penisola?
Lorenzo: “Senza dubbio a livello di fisicità e di intensità”.
Federico: “In penisola ho trovato un livello di competizione più alto, maggiore intensità negli allenamenti e una struttura più organizzata sotto diversi aspetti. In Sardegna, però, c’è tanta passione e attaccamento alla maglia, valori che spesso non si trovano in altre realtà”.
Alessandro: “Durante la mia esperienza nella penisola ho potuto notare che il livello di competitività è più alto rispetto a quello a cui ero abituato, gli allenamenti risultano più intensi e strutturati, e le società sportive sono organizzate in maniera più efficiente. In Sardegna, nonostante le potenzialità, spesso mancano gli strumenti per crescere”.
Viste le numerose differenze, cosa servirebbe per fare in modo che anche in Sardegna il movimento possa crescere e diventare perciò più competitivo?
Lorenzo: “Il consiglio che do è quello di confrontarsi il più possibile con realtà diverse dalla propria affinché si possano superare i propri limiti in modo da rendere l’ambiente sardo più competitivo. Solo così si può avere un riscontro che può permettere di fare dei passi in avanti in maniera costruttiva”.
Federico: “Punterei molto sui settori giovanili, sulla formazione degli allenatori e su una maggiore collaborazione tra le società. Dare ai giovani più occasioni di confronto, tornei e visibilità potrebbe aiutare a far emergere il loro talento”.
Alessandro: “Credo che servano più investimenti sui settori giovanili, maggiori occasioni di confronto con realtà di alto livello e una collaborazione più forte tra società, allenatori e atleti per valorizzare i talenti locali”.
Un ritorno in Sardegna in futuro?
La risposta a questa domanda è abbastanza simile per tutti e tre i giovani: concentrarsi sul presente e, perché no, tenere tutte le porte aperte per un possibile rientro in patria.
Effettivamente, come dice Federico, la Sardegna è casa perché il legame con la nostra terra è qualcosa di indissolubile.
Il desiderio rimane sempre quello di affermarsi nel mondo della pallacanestro, senza mai dimenticare da dove si è partiti e sognando di poterci tornare un giorno.

